P. Handke, “Nei colori del giorno” – sunto e commento
Giugno 4, 2007
Fin dalle prime battute l’opera di Handke si presenta come un libro di non facile lettura: più che un testo che parlasse dei colori nell’arte ho avuto l’impressione di trovarmi tra le mani un qualcosa che fosse una via di mezzo tra il saggio filosofico e le memorie personali dell’autore. Memorie che si sviluppano a partire da un viaggio intrapreso sulle orme di Cézanne. Attraversando i luoghi che più sono stati “rappresentati” dal pittore francese, Handke cerca di vedere con i propri occhi i quadri stessi, come punto di partenza per una più profonda elucubrazione sulla vita e sull’essere.
Le esperienze testimoniate da Handke potrebbero essere assimilate, a mio avviso, a particolari momenti di “illuminazione” (lui le chiama nunc stans) -‘a volte vedo i miei colori e sono quelli giusti ‘ – momenti a parer mio di intensità tali da risultare estranei quasi a chiunque non li abbia sperimentati in prima persona.
Il libro personalmente non mi ha convinto molto, sostanzialmente per due ragioni: in primis il livello quasi astruso di alcuni passi che posso dire in tutta onestà di non aver capito malgrado li abbia riletti più e più volte; inoltre, tutto il libro è cosparso di citazioni ed allusioni a pittori, poeti e letterati minori a me non noti, e questo toglie molto al livello di comprensione del messaggio che sta cercando di trasmettere l’autore.